Contratto a termine più “facile” per gli stagionali

Le modifiche alla disciplina del contratto a tempo determinato contenute nel decreto legge 12 luglio 2018, n. 87, contrariamente a quel che in un primo momento si era temuto, non hanno avuto alcun impatto negativo sulle assunzioni per necessità “stagionali”.

Come già precisato dal Ministero del Lavoro (cfr. Nota 20 maggio 2016, n. 15), sono attività stagionali quelle individuate come tali:
a) con decreto del Ministro del lavoro che (prima o poi sarà emanato): fino a quel momento, valgono le disposizioni contenute nel D.P.R. n. 1525/1963;
b) nonché da parte dei contratti collettivi, siano essi nazionali, territoriali o aziendali.

Ebbene, se l’attività è stagionale ai sensi di quanto appena sopra, avendo riguardo al decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81:
1) la durata di tutti i rapporti a termine tra le stesse parti, per effetto della successione di contratti per mansioni di pari livello e categoria legale, può superare i 24 mesi (art. 19, co. 2);
2) in caso di riassunzione a termine (si tratta del cd. “rinnovo”) non si applicano le cd. pause intermedie (10 giorni dalla scadenza di un contratto fino a 6 mesi, 20 giorni negli altri casi) e non occorre indicare le causali (art. 21, co. 1 e 2);
3) in caso di proroga (al massimo per 4 volte) non occorre indicare le causali al superamento del 12° mese di rapporto (art. 21, co. 2);
4) opera l’esenzione dal limite numerico di legge (20% per datori con almeno 6 dipendenti), e da eventuali limiti previsti dai contratti collettivi (art. 23, co. 2);
5) il lavoratore assunto a termine per attività stagionali ha diritto di precedenza per nuove assunzioni a termine per le medesime attività stagionali: tale diritto va richiamato nell’atto scritto di assunzione e può essere esercitato se il lavoratore manifesta per iscritto la propria volontà entro 3 mesi dalla cessazione (art. 24, co. 3 e 4).