DURC positivo se si può applicare il buon senso

28 febbraio 2019

In attesa della riforma del DURC, concordata con i CDL, il Tribunale di Roma, con sentenza 14 febbraio 2019, n. 1490, ha condannato l’Inps per aver rilasciato un DURC negativo e averne annullato un altro prima giudicato positivo. La decisione ha grande rilevanza e riafferma quanto sostenuto dai CDL ed evidenziato nel principio n. 1/2018 della Fondazione Studi.
Il caso sollevato dalla cooperativa sociale, vittima della “inflessibilità” dell’Istituto, può così essere riassunto:
a) non si può rilasciare un DURC negativo per errori formali non sanati nei 15 giorni di preavviso concessi dall’Inps, tanto più quando questi non hanno rilevanza contributiva;
b) il DM 30 gennaio 2015, all’art. 3, co. 1, afferma che “la verifica … riguarda i pagamenti dovuti dall’impresa” e al co. 3 aggiunge che non è ostativo al rilascio del DURC uno scostamento non grave tra somme dovute e somme pagate;
c) nel DM 2015 non vi è alcun riferimento a violazioni formali di compilazione delle denunce UniEmens che non si sostanzino in inadempimenti comportanti il mancato rispetto di obblighi contributivi rilevanti;
d) un DM10 anomalo o squadrato, non autorizza l’Inps ad accusare il contribuente di denuncia infedele od omessa perché si tratta solo di un disallineamento sulla quantificazione del contributo dovuto, con una sfasatura tra parziali e totali che l’Istituto potrebbe anche comprendere da sé o per il quale potrebbe emettere una nota di rettifica, dando modo all’azienda di intervenire contestando o sanando l’irregolarità;
e) l’art. 3, co. 2, lettere d) ed e) del DM 2015 pare affermare che l’Inps, nelle istruttorie DURC, possa contestare solo inadempienze già formalmente accertate e comunicate ma non risolte tempestivamente dal contribuente.
In conclusione, l’Inps non può negare il DURC solo perché il contribuente non è stato in grado in 15 giorni di sanare un’incongruenza intrinseca di qualche denuncia contributiva, e l’eventuale rifiuto del documento, oltre che illegittimo per mancanza di fondamento normativo (le circolari non sono fonti di diritto: Cass. n. 15482/2018, e n. 10595/2016), appare anche contraddittorio e privo di razionalità e ragionevolezza.
Da ultimo, il giudice afferma che i DURC sono attestazioni di scienza, quindi non ha senso applicare loro la categoria dell’annullabilità. Attendiamo ora che il legislatore dia seguito alla promessa riforma del DURC di cui questa sentenza ha già anticipato gli effetti (M. Mi.).