Quel “limite” alla delocalizzazione è un assist per andarsene dall’Italia

25 Luglio 2018

Tra i provvedimenti del D.L. n. 87/2018, il Ministro ha tanto esaltato la misura volta ad evitare che le aziende che abbiano beneficiato di aiuti di stato possano poi spostare la produzione all’estero. In che modo si è intervenuti? Il decreto dignità dispone che:

Qualora un’impresa italiana o estera, operante nel territorio nazionale, che beneficia di misure di aiuto di Stato che prevedono la valutazione dell’impatto occupazionale, fuori dei casi riconducibili a giustificato motivo oggettivo, riduca i livelli occupazionali degli addetti all’unità produttiva o all’attività interessata dal beneficio nei cinque anni successivi alla data di completamento dell’investimento, decade dal beneficio in presenza di una riduzione di tali livelli superiore al 10%; la decadenza dal beneficio è disposta in misura proporzionale alla riduzione del livello occupazionale ed è comunque totale in caso di riduzione superiore al 50%.

Orbene, nella genesi del licenziamento collettivo, il giustificato motivo oggettivo (ragioni economiche) è sempre il presupposto per il quale si effettua la riduzione di personale. Quante sono le imprese presenti sul suolo italiano che continuamente delocalizzano rami di azienda o l’intera produzione all’estero e lo fanno per GMO? Dalla tenuta letterale del testo, il D.L. 87/2018 non solo non frena ma sembra legalizzare la delocalizzazione. Se ne accorgeranno e chiariranno prima della conversione in legge? Non ci resta che attendere.