PMI: il costo del licenziamento dal 14 luglio 2018

24 Luglio 2018

Il decreto legge 12 luglio 2018, n. 87, ha modificato i risarcimenti dovuti per il licenziamento illegittimo del lavoratore assunto a tutele crescenti da parte di un datore che, nel comune o nell’unità produttiva, occupa fino a 15 dipendenti (senza superare i 60 in tutta Italia).

Va anche ricordato che per il dipendente già in servizio al 6 marzo 2015, al quale continua ad applicarsi la legge 15 luglio 1966, n. 604, non cambia nulla: se il giudice dichiara illegittimo il recesso per giusta causa o giustificato motivo, il datore deve riassumerlo entro 3 giorni o, in mancanza, pagare un’indennità tra 2,5 e 6 mensilità dell’ultima retribuzione.

Invece, per i lavoratori “a tutele crescenti”, se il licenziamento disciplinare o per giustificato motivo è illegittimo, non spetta mai la reintegrazione nel posto ma opera l’art. 9 del D.Lgs. n. 23/2015, secondo cui l’ammontare dell’indennità prevista dall’art. 3, co. 1 è dimezzato e non può superare le 6 mensilità: tale articolo è stato però modificato dal D.L. n. 87/2018, che (per i datori più grandi) ha elevato (da 4) a 6 mensilità l’importo minimo dell’indennità: ne deriva che, nel caso delle piccole imprese, dal 14 luglio 2018, l’indennità è così quantificata:

Anni di servizio Mensilità risarcimento Anni di servizio Mensilità risarcimento
1 3 4 4
2 3 5 5
3 3 6 e oltre 6

Non cambia invece l’importo dell’offerta di conciliazione che il datore può proporre al dipendente: tale somma oscilla tra un minimo di 1 e un massimo di 6 mensilità dell’ultima retribuzione utile per il calcolo del TFR.